AUTORITRATTO

La selce rappresenta il momento in cui l’essere umano, manipolando la pietra per la prima volta, ha iniziato a produrre pensieri sulla natura dell’oggetto che stava tenendo.
In questo, la nascita del dialogo evolutivo tra mano e cervello ha dato vita alla coscienza materiale in cui la mano diventa la finestra della mente.

E sono proprio gli arnesi dell’età della pietra ad essere le più antiche reliquie dell’opera dell’uomo e da quest’ultimi alle cose d’oggi non c’è soluzione di continuità; è un unica e lunga serie di oggetti e al di là dell’estinzione di certe stirpi artigiane o di civiltà, il flusso delle cose non ha mai conosciuto un arresto totale. Gli oggetti quindi di cui ci circondiamo, o le opere d’arte, tenute assieme dalla fitta catena quale è la storia, sono la testimonianza di quella sequenza originale ed invisibile di oggetti primi.

È in un epoca come la nostra, in cui lo sviluppo tecnologico cresce in modo esponenziale al pari della crisi climatica diventando un urgenza, che l’umanità avverte la propria caducità sentendo di aver raggiunto un punto di non ritorno. Invece per me diventa necessità  affrontare  un viaggio di ritorno al punto daccapo.

Ogni cosa, come noi stessi, siamo stratificazione di altro.

Selce come roccia, come paesaggio, come meteora, come autoritratto.

 

Autoritratto I, 2020, graphite on paper, 55x45cm

Autoritratto II, 2020, graphite on paper, 45x28,7cm

Autoritratto III, 2020, graphite on paper, 38x27cm

Autoritratto IV, 2020, graphite on paper, 55x45cm

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